È iniziata la campagna estiva 2019…

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Puntuale come la scadenza di una cambiale, anche quest’anno è iniziata l’annuale campagna denigratoria verso il comune di Pisticci, i suoi cittadini e le attività produttive del territorio.

Il prode trentino, come ogni anno, scende in primavera al sud per elargire le sue perle di pseudo ambientalismo e dettare le linee guida della campagna estiva, sostenuto da strani personaggi locali che si dichiarano professionisti di tutto (e quindi di niente).

Vi ricordate? C’è stata la stagione del fegato e formaggio avvelenati, quella delle acque potabili imbevibili ed ora quella dell’inquinamento dei fiumi che, a loro dire, sarebbero delle vere e proprie cloache, pericolosissimi per la salute nostra e dei nostri figli. Soltanto lo scorso anno ce la siamo cavata in quanto i trialometani facevano più notizia e da noi non ce ne erano, avendo l’acqua potabile diversa origine: quest’anno però non abbiamo scampo, ritocca a noi. Sembra quasi che per queste persone nel circondario sia, come dicono loro, tutt’apposto, mentre da noi tutto è il degrado più totale, forse dimenticano le inchieste appena avviate che interessano la gestione dei rifiuti in altri comuni e certamente non nel nostro!!! E la dimostrazione di tutto questo è nella sceneggiata napoletana di alcuni servizi televisivi (sic) andati in onda questi giorni. Due consumati attori alla ricerca di discariche nel nostro territorio (e purtroppo ne trovano) che, con fare da guitti, anche poco professionali, insinuano che l’acqua sgorgante da una fontanina sia inquinata e che il turismo sia minacciato solo da queste indecorose visioni e non dalle loro parziali e tendenziose informazioni!!!!

Ma procediamo con ordine; vi sembra serio e soprattutto scientificamente attendibile, andare in una macelleria di Ferrandina, acquistare un pezzo di carne, avvolgerla nel giornale e farsela analizzare per poi trovarvi, come era scontato o voluto, di tutto e di più? Ovviamente per sapere l’origine del capo di bestiame si chiede al macellaio, in barba al metodo scientifico che invece stabilisce ben precisi protocolli e metodologie, sia per il campionamento che per le analisi: Galileo Galilei si rivolterebbe nella tomba, constatando come ormai si è ritornati al medioevo scientifico, quando i risultati delle osservazioni erano più frutto della valutazione soggettiva del “pseudoscienzotuttologo” di turno che tecnica e metodologia. Il metodo scientifico se n’è andato a farsi benedire!!! Stesso anno e stessa procedura per il formaggio della Valle del Basento.

Analogo iter ha seguito l’analisi delle acque potabili prelevate da un rubinetto di un’abitazione privata di Pisticci Centro. Qui siamo all’assurdo: il psudoscienzotuttologo trentino ha verificato cosa eventualmente può accadere dal punto di fornitura AQL al rubinetto? Quali condutture sono presenti? da quanti anni sono state installate? Di quale materiale sono composte? Lo stesso ha provveduto a ripetere il campionamento e
le analisi una seconda o terza volta? Lo sa che è così che si fa, soprattutto se i risultati sono anomali? Ovviamente se si vuole analizzare la potabilità di un’acqua, questa va prelevata, secondo procedure rigide e consolidate nel tempo oltre che universalmente accettate dalla comunità scientifica. NON AD CAPOCCHIAM!

Tutto questo ovviamente ha avuto una diffusione ed una eco mediatica tale da far seriamente preoccupare i cittadini che, ignari del pressapochismo dei soggetti, hanno creduto alle loro “analisi” pseudoscientifiche, generando allarme e danno all’economia locale: per chi guarda da fuori è l’intero territorio del comune di Pisticci il luogo infernale inquinato e contaminato, senza poter valutare la fondatezza e veridicità dei risultati
analitici.

Prima che qualche leone da tastiera possa obiettare, chiariamo che siamo pienamente coscienti che il territorio ha indubbi problemi, con le malattie tumorali in aumento, soprattutto le patologie respiratorie, che questo stato di fatto NON ci permette di dormire sonni tranquilli, a noi come a tutti i cittadini Lucani. Conosciamo i problemi legati alle attività di smaltimento di rifiuti pericolosi condotte da Tecnoparco, alle discariche non a norma, ma conosciamo anche il problema dell’Itrec di Rotondella, del COVA di Viggiano e dell’inquinamento delle falde acquifere del bacino idrografico del fiume Sinni. Ma tra il divulgare notizie allarmanti e prive di valenza scientifica e analizzare seriamente il problema, anche solo individuando i responsabili degli stessi (va ricordato che l’acqua potabile è fornita da AQL, ente regionale, e che il fiume Cavone, come tutti gli altri corsi d’acqua superficiali, fa parte del demanio regionale ed esula dal potere di intervento degli enti locali) c’è un abisso. Affrontare il problema con dati parziali, poco scientifici e soprattutto non verificabili, con eclatante divulgazione mediatica, serve solo ad instillare dubbi, paure, fare audience, creare caos e NON a risolvere i problemi. Ma tranquilli, tra tre mesi verrà ripercorso il tratturo in senso inverso e fino alla prossima primavera saremo sereni: il territorio per codesti pseudoscienzotuttologhi tornerà non degno di essere attenzionato (fino alla prossima stagione estiva naturalmente!).

L’ultima chicca è quella relativa al fiume Cavone. Questi pseudoscienzotuttologhi quando hanno deciso di intervenire, oltre a Striscia la Notizia, oltre ai Carabinieri Forestali, perché non hanno interessato anche le autorità locali? Perché forse avrebbero fatto notare all’esimio medico prelevatore-campionatore che i fanghi da analizzare non si prelevavano in quel modo, perché i fanghi non sono stati presi dal fiume, ma da un terreno privato adiacente allo stesso e con il fiume non comunicante. Perché del risultato delle analisi non è stata informata l’amministrazione? Se effettivamente si tiene alla salute dei cittadini, le prime autorità da contattare sono proprio le amministrazioni comunali coinvolte. Perché è stato rifiutato il certificato di analisi quando l’amministrazione ne ha chiesto copia? Il professore dell’Università della Basilicata che ha commentato i risultati è a conoscenza dei metodi di campionamento utilizzati? Cosa c’è dietro tutta questa reticenza? Forse un comodo scoop giornalistico? A quanto pare nessun laboratorio, tecnico o professore universitario vuole metterci la faccia ed assumersi per intero le proprie responsabilità: si vuole forse evitare una denuncia per procurato allarme? (non dimentichiamoci la sabbia nera trovata anni fa da costoro alla foce del Cavone che tutto era meno che sostanza inquinante!!).

Nonostante i dubbi, l’ARPAB ha provveduto ad analizzare sia le acque di superficie che i sedimenti del fiume in prossimità del luogo incriminato. I risultati sono sotto gli occhi di tutti! Ora si dirà che l’ARPAB non viene ritenuta particolarmente attendibile: si può anche dubitare dell’azienda regionale, ma le sue analisi ci dicono che sostanzialmente non vi sono particolari indizi che evidenziano criticità in questo come in altri fiumi della nostra regione. Le analisi sono simili, e quindi i fiumi sono omogeneamente ai limiti della norma.

L’Amministrazione Comunale di Pisticci ha provveduto autonomamente a fare proprie analisi alla foce del fiume incriminato, per due semplici ragioni: esiste uno storico di analisi alla foce che permette di confrontare dati omogenei, occorrevano elementi concreti per poter rassicurare gli operatori turistici che il fiume non presenta criticità tutti gli altri anni!!! Scusate se è poco, ma il danno che questo battage ha prodotto è ancora una volta enorme con disdette prenotazioni per alberghi, agriturismi, Bed&Breakfast e case vacanza in un territorio che si vorrebbe vocato al turismo!

Ancora non soddisfatta l’Amministrazione ha provveduto ad affidare (a spese degli amministratori e dei consiglieri di maggioranza) ulteriori analisi, a monte, a valle e sul punto incriminato e ripreso da Striscia la Notizia. I risultati sono stati pubblicati sul sito del Comune di Pisticci ed ancora una volta confermano che il livello di inquinamento del fiume Cavone è contenuto entro i parametri stabiliti dalla legge: certamente non è acqua potabile (sic!), né tantomeno un fiume adatto a fare abluzioni termali, ma una cosa è certa: il Cavone non è un corso d’acqua che, come affermano i novelli interpreti della settima arte, rappresenta la quintessenza del degrado ambientale.

E’ ovvio che l’Amministrazione si muova in tutte le direzioni per salvaguardare la salute dei suoi cittadini, ed infatti oltre a commissionare le analisi (pubblicate e a disposizione di tutti, non come quelle di Striscia che nessuno ha potuto visionare) è stato ancora una volta attenzionato l’assessorato competente della Regione Basilicata, e si è nuovamente richiesto di riattivare il tavolo di concertazione tra i sindaci del bacino imbrifero del Cavone, oltre ad avere ulteriormente richiesto un monitoraggio costante e continuato nel tempo da parte di ARPAB per tenere sotto controllo le condizioni del fiume Cavone.

La tutela dell’ambiente di un territorio richiede azioni concrete, non può essere ridotta a gossip privi di qualsiasi fondamento.

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