La via crucis lucana dei rifiuti

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Anno nuovo, emergenza vecchia: negli ultimi giorni camminare per le vie di Pisticci, Marconia, Tinchi e zone rurali significa scansare cumuli di rifiuti traboccanti da cassonetti stracolmi. Nonostante la parziale raccolta degli ultimi giorni, la situazione resta preoccupante, se pensiamo che solo da oggi sono iniziati i conferimenti presso l’impianto di Rendina di San Nicola a Melfi, ennesima stazione (provvisoria anche questa), della via crucis dei rifiuti lucani e non sappiamo quanti altri giorni ci vorranno per risolvere la criticità. Eppure in una regione con un numero di abitanti complessivamente inferiore a quello di una città medio-grande parlare di emergenza rifiuti è un paradosso.
Ancora più paradossali sono le soluzioni attuate per farvi fronte, tutte dettate dalla necessità di togliere i rifiuti dalle strade, facendoli confluire alternativamente nelle discariche dei paesi lucani, per la maggior parte con impiantistica inadeguata, fino al loro inevitabile sovraccarico e conseguente chiusura.
Un copione che si ripete ormai da anni, e che è giunto all’inevitabile epilogo anche con la discarica “La Recisa” di Pisticci Scalo, giunta al collasso a colpi di ordinanze “contingibili ed urgenti” di Regione e Provincia che vi hanno per mesi riversato pressoché tutti i rifiuti del materano, e non solo.
Ma si può ancora chiamare emergenza una situazione ormai incancrenita, in una Regione che da anni non fa altro che rimandare l’approvazione del nuovo Piano rifiuti regionale e scaricare la “patata bollente” da una discarica all’altra? E i Comuni come stanno reagendo a tutto questo? A Pisticci, nonostante il conferimento in discarica dei rifiuti di circa 30 comuni lucani, l’anno scorso abbiamo assistito ad un aumento spropositato della Tari, a fronte del quale, però, dovevano essere garantiti servizi di smaltimento e di pulizia cittadina di prim’ordine!
Cosa accadrà adesso che la discarica è chiusa e i nostri rifiuti dovranno viaggiare per centinaia di chilometri alla volta di Melfi, con inevitabile aggravio di costi? Eppure solo pochi mesi fa la stessa Amministrazione rassicurava i cittadini circa i lavori effettuati per adeguare gli impianti de “La Recisa”, garantendo l’imminente avvio della raccolta differenziata porta a porta (annunciata peraltro già dallo scorso settembre!)
Non è più tempo di soluzioni provvisorie, di proclami ed appelli al senso civico dei cittadini, sono necessarie soluzioni concrete e definitive ed un totale ripensamento del sistema di gestione dei rifiuti che contempli soluzioni più aggiornate ed in linea con gli standard europei e tutto questo implica necessariamente l’abbandono di concetti come discarica ed inceneritore. A questo proposito invitiamo i cittadini ad una riflessione: finché lo smaltimento dei rifiuti passerà per impianti di termovalorizzazione che, per funzionare, necessitano notoriamente di un consistente quantitativo di rifiuti da bruciare, non vi sembra che parlare di incentivare la raccolta differenziata per ridurre drasticamente i conferimenti di rifiuti in discarica (materia prima per l’alimentazione degli inceneritori), diventi quasi un ossimoro? L’impegno e il senso civico dei cittadini, (che pure la differenziata la fanno, a giudicare dalle campane spesso colme), rischiano di essere vanificati da un vecchio sistema di gestione degli RSU che evidentemente non si vuole cambiare. Intanto la via Crucis dei rifiuti continua…quale sarà la prossima stazione?

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