Lavoratori socialmente utili o socialmente usati?

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Foto dimostrativa

Non ci stanno i lavoratori socialmente utili di Pisticci, dopo 18 anni di precariato, a barattare la tanto attesa e meritata stabilizzazione con un contratto che non li tutela affatto e non ne valorizza la professionalità acquisita.
In un incontro tenutosi con alcuni lavoratori socialmente utili del nostro comune, noi attivisti del M5S Pisticci abbiamo cercato di ricostruire il loro percorso, fatto di anni di lavoro alla ricerca di una prospettiva migliore.
Si parte nel lontano 1998, quando gli L.S.U. hanno iniziato a lavorare nel nostro comune grazie ad appositi fondi regionali, per arrivare al 2009, anno di firma di una convenzione tra la Regione e il Ministero del Lavoro con lo stanziamento di risorse per agevolare i processi di stabilizzazione degli L.S.U. (fondi però non utilizzati dal nostro comune per tutelare i lavoratori), passando per le proposte più svariate e fantasiose, come quella (peraltro mai formalizzata) di utilizzare le risorse destinate agli L.S.U. per costituire una cooperativa nella quale gli stessi avrebbero svolto ruoli soltanto operativi, senza alcuna voce in capitolo sulle scelte organizzative.
Arrivando ai giorni nostri, in seguito alla privatizzazione del servizio di gestione dei rifiuti urbani, il destino degli LSU operanti nel settore ecologia è passato per le mani della ditta aggiudicataria dell’appalto, la Teknoservice che, sempre a detta dei lavoratori, ha proposto in un primo momento “Uno squallido part time e, in seguito, un ccnl multiservizi (applicabile agli operatori impiegati nelle imprese di pulizia), anziché il contratto FISE, che si applica agli operatori ecologici”. “Tutto questo – sostengono gli LSU – è accaduto perché in fase di stesura del capitolato, non è stata stabilita la modalità di passaggio degli operai di ruolo e non di ruolo, dal pubblico al privato che ci avrebbe permesso un migliore trattamento salariale e una prospettiva di stabilizzazione a lungo termine”. Invece i lavoratori socialmente utili hanno assistito ad una trattativa costantemente condotta al ribasso, che li ha indotti a rifiutare l’ultima proposta di contratto multiservizi a tempo determinato che sembra farsi beffe del loro diritto alla stabilizzazione.
E come si colloca in questo panorama il Comune, ovvero l’Ente che avrebbe dovuto adoperarsi per garantire il rispetto degli impegni assunti dalla ditta (tra cui la percentuale di assunzione di forza lavoro comunale prevista da contratto) e negoziare per questi lavoratori le migliori condizioni contrattuali possibili? Per gli LSU non c’è stata un’azione decisa a tutela dei loro diritti, nonostante svariati tavoli tecnici ai quali hanno preso parte i nostri amministratori, i vertici Teknoservice, i sindacati, tutti convergenti sull’impegno a ricollocare nel miglior modo possibile i lavoratori, ma di fatto privi di risultati concreti; ultimo, in ordine di tempo, l’impegno strappato alla ditta di ricollocare i 10 L.S.U., al verificarsi delle condizioni di disponibilità lavorativa, anche in attività ed iniziative private da attuarsi nel territorio comunale, salvo adeguatezza delle mansioni.
Un panorama ancora nebuloso e impegni poco concreti per questi lavoratori che, dopo 18 anni di precariato, si trovano di fronte due alternative: lavorare a qualsiasi condizione ed a qualsiasi prezzo oppure lottare per vedere finalmente riconosciuti i propri diritti. Voi che cosa fareste? Noi pensiamo che la dignità e i diritti non possano essere comprati a buon mercato, che battersi per questo sia sacrosanto e che le istituzioni abbiano il dovere di schierarsi al fianco dei cittadini.

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