Pisticci 5 Stelle scrive alla Regione sul nuovo impianto di smaltimento rifiuti a Pisticci Scalo

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Immagine a scopo illustrativo

Un impianto di messa in riserva di rifiuti speciali mediante conversione catalitica da collocare nell’ex capannone Panasonic, da parte della società IRLE srl di Brescia verrà realizzato nel complesso industriale di Tecnoparco, a Pisticci Scalo, Valbasento, dove industria sempre più spesso coincide con rifiuti e ancora più spesso con inquinamento.
Di cosa si tratta? Sul sito della Regione Basilicata, Dipartimento Ambiente e Territorio sono consultabili il progetto e la relativa documentazione, dalla quale emerge che tale impianto «è finalizzato alla produzione di miscele idrocarburiche liquide, solide e gassose di composizione chimico-fisico simile a quelle prodotte a partire dal petrolio».
Per il suddetto progetto il 14 settembre scorso è stata presentata presso la Regione Basilicata istanza di Valutazione di Impatto Ambientale e di Autorizzazione Integrata Ambientale ( V.I.A. ed A.I.A.) ed è stato avviato il relativo procedimento istruttorio che prevedeva, tra l’altro, la facoltà per gli interessati di presentare le proprie osservazioni entro 60 giorni dalla pubblicazione degli atti, termine che è scaduto nei giorni scorsi.
Il progetto, sulla carta, decanta in termini rassicuranti le qualità di un impianto che porterebbe addirittura vantaggi ed occupazione in un’area già di per sé vocata allo sviluppo industriale e che sarebbe ad impatto ambientale del tutto sostenibile.
Sarà proprio così? Come cittadini noi attivisti di Pisticci 5 Stelle abbiamo presentato le nostre osservazioni, provando ad individuare le criticità del progetto e manifestando legittime preoccupazioni sull’incidenza di una tale attività su un contesto ambientale, quale quello di Pisticci Scalo, già fortemente compromesso dall’inquinamento e nel quale opera già Tecnoparco, che si occupa proprio di smaltire i reflui delle lavorazioni industriali e che, stando al progetto dell’IRLE, smaltirebbe anche i reflui del nuovo impianto.
In particolare, nella nota del 12 dicembre scorso indirizzata al Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione, abbiamo richiesto una maggiore trasparenza ed accessibilità ai dati relativi ai monitoraggi ambientali previsti per tale impianto, chiedendo che gli stessi vengano affidati ad enti esterni e dotati di garanzie di imparzialità ed affidabilità tecnica (non liberamente scelti dalla società proprietaria dell’impianto o, peggio, affidati alla stessa) e, in particolare, che tali monitoraggi siano estesi anche alle acque di falda, già di per sé pesantemente inquinate e rispetto alle quali il progetto non prevede uno studio iniziale, aderendo la IRLE srl al piano di bonifica proposto da Tecnoparco.
Al di là di dati tecnici, il progetto in sé desta notevoli preoccupazioni per il destino del nostro territorio, già abbondantemente gravato dal punto di vista ambientale e ancora più allarmante è stato registrare come gli unici modelli di sviluppo proposti per la regione Basilicata in generale, e per la Valbasento in particolare, ricadano sempre su attività ad elevato rischio di inquinamento e non vadano mai nella direzione dell’ecosostenibilità e della valorizzazione del patrimonio naturale ed artistico di cui invece siamo ricchi. Come cittadini non possiamo più accettare passivamente l’ennesima violenza alla nostra terra e per questo abbiamo il dovere di informarci e reagire.
All’Amministrazione comunale – che ha pubblicamente dichiarato profonda contrarietà ad un simile progetto – chiediamo quali iniziative sono state assunte per evitare questo ennesimo scempio ambientale, da mesi peraltro portato anche da noi all’attenzione pubblica e, in particolare, se sono state presentate le osservazioni previste dal procedimento. Alle parole sono seguiti e soprattutto seguiranno fatti concreti? E’ necessario scongiurare un altro danno ambientale. Non possiamo più permettercelo.

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