Se non son pozzi di petrolio, son gasdotti!

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Possibile che nell’ottica della politica italiana si continui a pensare ancora al fossile come unica fonte energetica? È possibile che nelle strategie di approvvigionamento della classe dirigente italiana non sia contemplata la costruzione di nuove basi per una seria visione alternativa, che non sia fatta solo di slogan e chiacchiere da palcoscenico, ma che si impegni concretamente nella realizzazione di un serio progetto energetico, di un programma che punti all’utilizzo di fonti alternative?

Nel 2017 le fonti fossili in Italia beneficiano ancora di incentivi molto consistenti, che ammontano, secondo uno studio di Legambiente, a circa 15 miliardi di euro. Eppure basterebbe trasferire quegli incentivi, impiegarli nell’utilizzo di fonti rinnovabili per compiere quel tanto atteso salto di qualità. Farlo, significherebbe investire in ricerca, in tecnologia, in materia ambientale. Significherebbe investire nel futuro. Il Movimento 5 Stelle infatti, si batte da anni per una rivoluzione energetica che ci porti entro il 2050 a liberarci totalmente dal cappio delle energie fossili.

La rinuncia a petrolio, carbone e gas è una scelta non più procrastinabile. Il nostro è un programma che si snoderà nell’arco di decenni e che toccherà diverse tematiche: dalla riqualificazione di ex edifici industriali per la produzione di energia pulita, alla ripubblicizzazione delle aziende fornitrici; dal risparmio energetico, alla predilezione di impianti domestici rispetto ai grandi impianti, dallo stop all’importazione di energia nucleare ad una essenziale modifica delle nostre abitudini quotidiane. Abbiamo l’obbligo di cambiare rotta. L’Italia non è un paese autosufficiente dal punto di vista della produzione di energia, né si è mai posta come obbiettivo quello di esserlo.

Ed è per questo che in questi giorni leggiamo dell’ennesimo gasdotto impostoci dall’alto: la società Edison intende costruirne uno che da Israele, attraverso la Grecia, giungerà in Basilicata e più precisamente in Valbasento. Un progetto, l’EastMed, tanto ambizioso quanto scellerato! Un progetto che non risponde affatto alle reali esigenze della popolazione, perché è ormai risaputo che i consumi di gas sono in costante diminuzione, ma che come al solito è mosso da motivazioni di tipo economico e finanziario. Dagli interessi dell’ennesima multinazionale, dell’ennesima lobby. Ancora una volta saranno i grandi investitori, in accordo col sistema bancario, a giocare l’ennesima pericolosa partita con le nostre vite, con la nostra terra, con la nostra salute.

Sebbene Pisticci non sembrerebbe essere coinvolta, non significa certo che siamo al sicuro. I confini e le competenze territoriali non ci interessano perché l’ambiente è uno solo e la tutela dell’ambiente è un concetto che deve convivere con qualsiasi visione di territorio, di sviluppo, di crescita. Ed un gasdotto non convive con la visione che noi abbiamo di tutto ciò. Ecco quindi l’ultimo, inutile e indesiderato regalo del nostro governo: il “gemello del Tap”, come qualcuno lo ha definito, tutto per noi Lucani.

Eppure ci domandiamo: se in Puglia hanno espiantato abusivamente ettari ed ettari di uliveti, qui in Basilicata, cos’avranno mai intenzione di espiantare pur di raggiungere i loro sporchi obbiettivi?

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