Stop reiniezione reflui del petrolio. Due pesi e due misure rispetto al trattamento a Pisticci?

0
580
Immagine a scopo illustrativo

La Giunta regionale di Basilicata, invocando il principio di precauzione in seguito a quanto emerso dall’inchiesta petrolio con particolare riguardo all’ipotesi di tarocco dei codici Cer per i rifiuti del Cova di Viggiano, ha disposto lo stop alla reiniezione dei reflui nel pozzo Costa Molina 2.
Il provvedimento di 90 giorni, che prescinde da qualunque decisione vorrà prendere nel frattempo la magistratura, potrà essere utile a far chiarezza nell’ambito dell’iter di smaltimento dei liquidi derivanti dall’attività estrattiva, che al momento è comunque fermo. A ben vedere, tuttavia, anche i codici Cer dei reflui petroliferi destinati a trattamento nei vari impianti sarebbero stati taroccati nell’ambito della stessa ipotesi accusatoria.
Viene da chiedersi, pertanto, per quale motivo la Regione non abbia ritenuto di emettere un provvedimento analogo per i reflui inviati a smaltimento presso Tecnoparco, a Pisticci Scalo.
A porre il quesito è Viviana Verri, avvocato ed attivista del Movimento 5 Stelle: “dopo il provvedimento della regione Basilicata dello scorso 12 aprile che, applicando il principio di precauzione, ha disposto la sospensione dell’attività del pozzo di reiniezione Costa Molina 2 a Montemurro, (come peraltro richiesto già nello scorso mese di luglio dai consiglieri regionali M5S), è lecito chiedersi se lo stesso principio di precauzione possa essere invocato anche e, a maggior ragione, per fare luce sullo smaltimento dei reflui a Tecnoparco, il cui impianto di trattamento (come il pozzo Costa Molina) è stato sottoposto a sequestro preventivo dal Gip nell’ambito dell’inchiesta sul petrolio lucano”.
Dalla Valbasento si alza una precisa richiesta di chiarezza: “Se le attività illecite di smaltimento dei reflui petroliferi si riferiscono agli anni 2013-2014 (periodo, tra l’altro, di massima intensità del fenomeno miasmi) – fa notare Viviana Verri -, è il momento di chiedere agli organi preposti, provvedimenti che tutelino la salute dei cittadini e consentano di fare chiarezza sia sulle attività future, sia su quello che è successo fino al recente provvedimento di sequestro degli impianti di trattamento reflui a Tecnoparco”.
Il timore è che alla sensibilità maturata a caldo non faccia seguito un adeguato impegno. “Dell’inquinamento in Valbasento – conclude l’attivista del Movimento 5 Stelle di Pisticci – si parla purtroppo a periodi alterni, quando l’aria diventa irrespirabile o l’ennesima azienda agricola è costretta a chiudere i battenti, ma ci preoccupa ancora di più quello che succederà a riflettori spenti: cosa succederà quando lo scandalo trivellopoli, come tutti gli scandali italiani, finirà nel dimenticatoio? Sarà fatta finalmente chiarezza su quello che succede a Pisticci Scalo, o tutto tornerà come prima”?

Roberto D’Alessandro
pubblicato su Il Quotidiano del Sud

Commenta con FB

Commenti

NO COMMENTS